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Patologie Vitroretiniche

Le patologie dell’interfaccia vitreo retinica rientrano nel grande capitolo delle maculopatie e sono caratterizzate dalla presenza di membrane epiretiniche,  trattasi di patologie frequenti  in eta’ senile con incidenza del  10% nella fascia di età compresa fra i 40 e 49 anni e di oltre il 35% nella fascia dei 70-79 anni.
Nel 10-20% dei casi la malattia è bilaterale; uomini e donne sono colpiti in ugual misura.
Tali membrane si  possono sviluppare  quale espressione di un disordine idiopatico , come complicanza di interventi chirurgici,crioapplicazioni,trattamenti laser, a volte quali complicanza in presenza di malattie vascolari e infiammatorie
e/o  secondariamente a traumi.
Il quadro OCT  è caratterizzata da  alterazioni della superficie retinica interna (interfaccia vitreo-retinica).

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Il vitreo è la sostanza gelatinosa che occupa la cavità posteriore del bulbo con funzioni di tamponamento. La retina è la sottile membrana di origine nervosa che tappezza la parete interna di questa cavità. La retina ha una struttura estremamente raffinata e complessa che permette la captazione dello stimolo luminoso, la sua decodificazione e l’invio sotto forma di impulso elettrico, tramite le vie ottiche, fino alla corteccia cerebrale occipitale dove viene interpretato permettendo la funzione visiva. La parte centrale della retina è chiamata macula e in questa struttura tutte le funzioni descritte sono altamente specializzate per permettere la visione massimale (per intenderci i 10/10 di acutezza visiva). Tra vitreo e macula esistono delle connessioni sia anatomiche che funzionali per cui le due strutture mantengono rapporti di interdipendenza così stretti che noi identifichiamo un “sistema” unitario, l’interfaccia vitreo retinica.

Le patologie dell’interfaccia vitreo retinica se non correttamente diagnosticate e trattate possono determinare alterazioni permanenti della complessa anatomia della retina. Le conseguenze, in questi casi, sono un’importante riduzione dell’acutezza visiva centrale, cioè della funzione che ci permette di leggere, distinguere i colori, riconoscere un viso ecc, associata a “visione distorta” (metamorfopsia). I quadri clinici di più frequente riscontro sono le membrane epiretiniche maculari idiopatiche e il foro maculare, quest’ultimo più sporadico.

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Nel primo caso si tratta di una patologia in cui, per cause ancora non del tutto chiarite alcune cellule si stratificano sulla superficie interna della retina centrale, tra questa e il vitreo, proliferano e modificano le loro proprietà biologiche sino a formare una membrana continua più o meno spessa. Queste membrane poi, contraendosi deformano la retina sottostante e alterano i rapporti tra i diversi elementi cellulari sensoriali (fotorecettori e altri) e gli elementi vascolari creando accumulo di liquido (edema intraretinico).

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In queste condizioni il paziente avverte un progressivo calo della visione con distorsione dell’immagine. Nel caso del foro maculare invece le alterazioni dei rapporti a livello dell’interfaccia vitreo retinica per modificazioni di struttura del vitreo, determinano forze di trazione sulla macula che agendo sia in senso tangenziale che anteroposteriore cercano una vera e propria interruzione a tutto spessore della macula, un foro appunto. In questo caso la compromissione della funzione visiva è più grave poiché compare uno scotoma centrale, cioè una zona centrale di non visione. Attualmente con l’OCT abbiamo a disposizione un sofisticato esame diagnostico che esegue una sorta di “biopsia in vivo”, la tomografia a coerenza ottica (OCT). Un esame indolore non invasivo altamente sensibile che grazie a un raggio laser infrarosso studia la struttura e la morfologia della retina. In questo modo otteniamo preziose informazioni che integrano il quadro clinico e indirizzano la terapia.

La terapia per patologie dell’interfaccia vitreo retinica è chirurgica: l’intervento condotto in anestesia locale e consiste in una tecnica di microchirurgia che permette di introdurre sottili strumenti a fibre ottiche all’interno del bulbo oculare per rimuovere le membrane patologiche, il vitreo alterato, manipolare la retina e introdurre farmaci steroidei esattamente a contatto con le aree danneggiate. In mani esperte questa chirurgia dà risultati molto lusinghieri con buon recupero della funzione visiva e rapida riabilitazione del paziente.

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